Terra X

scheda di Matteo Gaspari e Andrea Zoccoletto

Uatu, l’Osservatore, è stato accecato e designa il suo successore, l’androide X-51. Sulla Terra la diffusione planetaria delle nebbie terrigene ha catalizzato in tutta la popolazione l’altrimenti lento processo evolutivo, di fatto rendendo tutti Inumani (nel senso Marvel del termine) e ridefinendo il concetto di superuomo. In questo mondo devastato, prossimo a compiere l’ultimo passo verso un futuro ignoto e senza ritorno, i Celestiali fanno ritorno per proteggere il Seme che vi hanno piantato prima che Galactus si pappi la sua energia vitale, ammazzando nel processo il Celestiale nascituro.

Questo è un sommario, almeno contestuale, di Terra X, primo arco narrativo della mastodontica trilogia omonima scritta da Alex Ross e Jim Krueger. Non esattamente la scazzottata “Vendicatori contro X-Men e vediamo chi vince” cui la Marvel ci ha abituato negli ultimi tempi. I disegni del volume in questione sono di John Paul Leon, con la straordinaria colorazione di Matt Hollingsworth (il secondo e terzo volume, rispettivamente Universo X e Paradiso X, sono poi stati disegnati in uno stile decisamente meno sofisticato da Doug Braithwaite e Peter Pantazis).

Il titanico Terra X, perfettamente fruibile e compiuto in sé stesso, e anzi per molti versi superiore ai suoi due successori, dovrebbe essere uno dei fondamentali dell’universo Marvel e della letteratura supereroistica in genere, citato al pari dei “mostri sacri” sui quali si continua pontificare – anche troppo – quali Watchmen, il Dark Knight di Miller o quel Marvels che vedeva lo stesso Alex Ross alle matite. È un’opera corale, complessa, importante e stratificata e pertanto vale la pena soffermarsi in maniera ordinata, per quanto brevemente, sui motivi che la rendono così eccezionale.

In primo luogo Terra X è la naturale evoluzione del processo di decostruzione e ricontestualizzazione dell’eroe che Ross aveva già toccato, su testi di altri, in Marvels e soprattutto in Kingdom Come. Un po’ come a dire “mo’ vi mostro io come si fanno le cose” (mi piace immaginare che sia andata così), Alex Ross prende in mano la situazione ed estremizza tutto quello che può estremizzare: l’orlo della distruzione è imminente, non molti ma tutti hanno i superpoteri, le vecchie glorie non sono solo vecchie ma anche stanche e provate. L’effetto collaterale è riportare l’eroismo al centro della scena: in Terra X non sono i poteri a fare il super eroe, quanto piuttosto le persone che li posseggono. La caduta degli ideali di Capitan America, costretto ad uccidere la definitiva reincarnazione del Teschio Rosso, o il sacrificio di un Tony Stark ormai irriconoscibile, o ancora i dilemmi morali di Reed Richards… Ross e Krueger cristallizzano il loro eroismo, portandolo prima in basso tra dubbi e incertezze che lo facciano maturare e poi elevandolo fino a farlo brillare fulgido, in un gesto d’amore di genuina e rara bellezza verso quei personaggi.

Perché Terra X è in primo luogo un atto d’amore verso l’universo Marvel, il desiderio di dare (oltre a una chiave di lettura riflessiva e a tratti metanarrativa) una degna conclusione a un mondo che è ormai l’ombra di sé stesso e che rischia di avvizzire lentamente. Questi invece sono i fuochi d’artificio, la risposta, data con gusto e intelligenza, alla domanda “come finirebbero le storie degli eroi che amiamo, se a un certo punto finissero?”. Se foste sul punto di abbandonare il mondo creato da Stan Lee e Jack Kirby non fatelo cedendo dalla mediocrità di insipide storielle mensili, ma fatelo cantando in onore di quei grandi eroi di un tempo la più bella canzone d’addio che potete trovare (che è proprio Terra X).

Ma passiamo oltre. Ho accennato all’intelligenza della risposta, mi si conceda di approfondire. La narrazione procede densissima, dando per certa la volontà (e la capacità) del lettore di seguirne gli sviluppi e le ramificazioni sui diversi piani, per quanto intricati (ma mai ingiusti) essi siano. Non è una lettura facile: anche senza contarne le implicazioni filosofiche e metanarrative basta osservare la mera quantità di personaggi che vanno a definire l’intreccio finale per rimanere di primo acchito disorientati.

Lo stesso character design richiede dedizione per esser compreso e, ahimè, una certa conoscenza dell’universo Marvel per essere apprezzato. Tutti i personaggi sono definiti per negazione, per differenza rispetto alle loro versioni classiche: la loro forza, il loro essere cresciuti o invecchiati (o aver ereditato il ruolo), sta proprio nel non essere “come ce li ricordavamo”. E questo cambiamento e le sue ragioni esaltano tanto l’eroe “originale” quanto la sua versione “riveduta”, oltre a dare un senso di gustosa soddisfazione a chi riuscisse a coglierne le sfaccettature più sottili.

È un peccato che questa fantastica epopea sia in generale poco considerata. Perché da un lato è una riflessione molto lucida e una storia intricata eseguita con gran precisione, ma dall’altro è un atto d’amore per un mondo che non poteva sperare in una conclusione migliore.

Terra X
Alex Ross, Jim Krueger, John Paul Leon, Matt Hollingsworth
2010, Panini Comics