1.01: You are (not) a masterpiece

di Gnomo Speleologo

Sonatina: monologhi (sur)reali a più voci.

«Il mercato da come lo vedo io è estremamente semplice.»
«Com’è?»
«Ci sono i lettori di manga, fumetti americani e Bonelli che formano un gruppo; poi ci sono i lettori più addestrati, quelli che leggono il fumetto di nicchia, che formano il secondo gruppo. La difficoltà sta nel riuscire ad attirare i primi, senza scontentare i secondi.»
«Mi sembra fattibile.»
«Sì, ma, per esempio: guardando le autoproduzioni questo non avviene quasi mai. Le autoproduzioni a causa di difficoltà economiche, di difficoltà nel farsi notare da un giornalismo non settoriale–»
«Difficoltà nel farsi pubblicità, intendi.»
«Ci sta. Difficoltà nel pubblicizzarsi a dovere, e difficoltà nella scelta di produrre opere complesse, fruibili principalmente dai cosiddetti “lettori addestrati”, finiscono per rimanere abbandonate a loro stesse. A vendere per la nicchia della nicchia dei lettori di fumetti.»
«Ok.»
«Dovrebbero pubblicare prodotti più commestibili, più pop. Ma senza perdere i loro tratti distintivi. Ma non è per niente facile. Anzi, ci si smerda con pochissimo.»
«Nemmeno le case editrici ci riescono.»
«Vero.»
«La Coconino ha un bel catalogo, non dovrebbe avere problemi ad attirare i lettori che leggono solo manga, supereroi e Dylan Dog.»
«Sì, addestrando a dovere i lettori di quel gruppo potrebbero vendere facilmente la maggior parte del loro parco titoli. Il problema è l’immagine di sé che dà. Credo che non sia tanto invitante per chi non vi si è mai avvicinato. Non quanto la Bao, almeno. La Bao è riuscita a fidelizzare totalmente i propri lettori, attirandone sia dal primo gruppo, che dal secondo. Ma a una prima occhiata non sta facendo del bene a nessuno dei due.
La vedo così: il pubblico che legge Bao è un pubblico chiassoso sui social e totalmente influenzato da quel che dice la casa editrice. Piazzando alcuni bei titoli sono riusciti a ottenere la fiducia dei propri clienti – clienti di bocca buona, a dire il vero; non credo che pretendano tanto da quel che leggono. A quel punto che è successo? Che un lettore di questo tipo, proveniente da un mercato più grossolano come i fumetti d’importazione, o da tutt’altro mercato, tipo, che so, facciamo i romanzi rosa–»
«Gli harmony.»
«Gli harmony, esatto. Un lettore di questo tipo, completamente ignorante di quali sono i meccanismi di un fumetto – e che non ha nemmeno bisogno di saperlo – viene influenzato totalmente da quello che legge attraverso la pagina social dell’editore, prendendo per vero tutto ciò che ne deriva. Se la Bao scrive che sta mandando in stampa un fumetto che ha fatto emozionare tutta la redazione, e che reputa uno dei più bei titoli dell’anno, un lettore fidelizzato non ha motivo per non crederci. No? Così finirà per leggere quell’esatto fumetto con il pensiero di star assaporando un prodotto emozionante, splendido, eccetera eccetera. L’effetto è più forte quando accentuato da recensioni di siti d’informazione e dai settimanali dei quotidiani. Anzi, i siti d’informazione vengono completamente ignorati da un certo gruppo di lettori. Ed è lì che si vede la capacità dell’ufficio stampa. Credo che quello della Bao faccia un lavoro titanico.
Se Pinco Pallina legge sul Corriere della Sera un trafiletto in cui si parla, con parole non meno che amabili, dell’ultimo fumetto della Bao, ci si fionda rassicurata del proprio acquisto da una voce che vede imparziale e autoriale come quella del Corriere. Dove non riesce la pagina facebook, lì riesce una buona campagna stampa.»
«Così però si forma un terzo gruppo rispetto ai primi due che hai citato.»
«Quale?»
«Quello dei lettori casuali, ma fidelizzati. Le mamme dai trenta ai cinquant’anni, i finti nerd senza un minimo di capacità critica che si avvicinano per la prima volta a un fumetto grazie al passaparola e ai social network, i lettori generici che vogliono sentirsi premiati, credendo di avere per mano roba tosta. Quel tipo di lettori.»
«Sì. Temo che tutto quanto sia decisamente più complesso di quel che pensavo.»