Cinema Zenit

scheda di Alessio Trabacchini

Una città senza nome sotto un cielo senza stelle. Antica, devastata dai terremoti e da una guerra perduta, la città è ora disseminata di macerie e occupata da un esercito straniero di cosacchi a cavallo. In questa città, seducente malgrado tutto, le tradizioni, le lotte politiche, le relazioni tra gli individui sembrano essersi tramutate in una sorta di messa in scena, dove la verità è perduta per sempre e le rovine sono l’unica certezza. Qui, dalla sua isola, arriva Anna, non è chiaro se per perdersi o trovare se stessa. Di certo sappiamo che è venuta per cercare notizie del padre, morto anni prima e in circostanze mai chiarite quando, in quella stessa città, era un leader della resistenza. Nino, vecchio militante in esilio, le ha parlato del Cinema Zenit, abbandonato dai vivi ma popolato di fantasmi, dove forse sono celate le risposte di cui ha bisogno.

Questa è la trama, o meglio l’inizio, del più recente fumetto di Andrea Bruno, quello tra i suoi che – per struttura, ampiezza di visione e articolazione tematica – più si avvicina alla forma romanzo. Potremmo dunque dire, fingendo per qualche riga che la questione si rilevante, che è il suo primo vero graphic novel.

C’è una protagonista forte, nella quale l’autore infonde respiro e personalità, pur mantenendosi fermo nel consueto rifiuto di ricorrere a scorciatoie psicologiche. Attorno a lei c’è un mondo che, per quanto metamorfico e intriso di ambiguità, mai prima si era voluto costruire con tanta organica precisione. Infine, ogni segno, ogni corpo o muro scrostato, ogni parola o fiammata di bianchetto trasudano densità di pensiero. E a contrappunto di un bianco e nero più fiammeggiante e un po’ meno magmatico del solito, che già parrebbe il portato di una più diretta e strutturata istanza narrativa, c’è un testo che rappresenta, ad oggi, il punto più alto toccato dal Bruno scrittore di fumetti: evocativo almeno quanto esatto, epigrammatico senza compiacimento, risonante ma non ambiguo, capace di trattenere le immagini il tempo giusto per farne detonare la potenza.

Quanto sopra vale per dire che Cinema Zenit è un libro molto bello (l’aggettivo qui significa: può rendere più ricca la vita di chi lo legge) e che dovrebbe procurarselo anche chi ha deciso che i fumetti di Andrea Bruno non si capiscono. Provate a ricominciare da questo.
Ma dato che la ragione di questo percorso di lettura è segnalare opere non hanno (ancora) raccolto quanto (secondo chi scrive) meritano, dobbiamo anche chiederci: Cinema Zenit è un fumetto importante? Se importante è un libro che descrive il mondo da un punto di osservazione che prima non esisteva, che può cambiare in qualche misura la nostra percezione delle cose e del linguaggio che le contiene, allora sì.

Cinema Zenit, è stato pubblicato da Canicola Edizioni tra il 2014 e il 2016 in tre albi di grande, anzi grandissimo, formato: 30×42. Belli e scomodi, gli albettoni di Canicola, ed è verosimile che il formato sia stato di ostacolo al riconoscimento, o quantomeno alla diffusione, dell’opera. E vale la pena di notare il paradosso che il più graficoromanzesco dei libri di Bruno si allontani quanto più possibile dal canonico aspetto del graphic novel: tre volumi spillati di bassa foliazione – e usciti a distanza di un anno l’uno dall’altro – invece che un unico dorso di spessore, senza dimenticare le suddette dimensioni, così lontane da quelle dei libri senza figure. Non so dire se questa difformità dal canone del graphic novel si sia voluto ostentarla, ad ogni modo continua ad apparirmi necessaria. Che altrimenti Cinema Zenit si sarebbe troppo allontanato dal libro che doveva essere, perché il formato non è neutro. Questo libro dobbiamo leggerlo così, spettacolare e scomodo. Sono due pregi.

Cinema Zenit
Andrea Bruno
3 volumi, 2014-2016, Canicola Edizioni