Io sono Mare. Crowdfunding e identità di genere: un’intervista a Cristina Portolano e Edo Chieregato

Abbiamo intervistato Edo Chieregato e Cristina Portolano per parlare di Io sono Mare, ultimo libro della collana di Canicola Dino Buzzati dedicata al fumetto per bambini, attualmente in fase di finanziamento su IdeaGinger.

Partiamo facile: chi è Mare?

[Cristina] Mare è una bambina nata intersex, che è un termine usato per descrivere persone nate con cromosomi sessuali, genitali e/o caratteri sessuali secondari non definibili come esclusivamente maschili o femminili. Ha un nome tanto evocativo quanto privo di riferimenti a un genere preciso, appunto: Mare. Insieme al suo amico Franky, un pesce pagliaccio antropomorfo, intraprenderà un viaggio onirico.

Com’è nato questo libro?

[Cristina] Io sono Mare è nato dialogando con Edo [Chieregato] e Liliana [Cupido] su quanto sentissi l’esigenza di creare una storia per bambini la cui protagonista avesse queste caratteristiche, rappresentate in pochissimi libri per bambini, e quanto per me fosse importante, dopo le mie precedenti e fortunate esperienze editoriali, inserirmi in un percorso culturale che coinvolgesse reti di istituzioni e associazioni che si muovono per promuovere la lettura e il linguaggio del fumetto.
Poi c’è stato un forte confronto con l’editore, che mi ha informata di avermi inserito in questo progetto, “Dalla parte delle bambine”, che mi ha entusiasmata fin da subito. Da qui via via il libro ha preso sempre più forma.

Non credo di sbagliare dicendo che Canicola è da sempre una casa editrice militante. Puoi parlare un po’ del progetto “Dalla parte delle bambine” e di come s’inserisce nel resto del catalogo di Canicola Edizioni?

[Edo] Credo che l’attività di ogni casa editrice di qualità sia militante perché pubblicare è dire qualcosa e “dire qualcosa” è militare. “Dalla parte delle bambine” è un progetto di sensibilizzazione culturale e pedagogica attorno ad un libro per l’infanzia che si rivolge a tutti. Attorno a una riflessione sulle differenze aldilà dei generi abbiamo realizzato l’albetto Gioca con Mare come presentazione del progetto alla Fiera del libro per ragazzi di quest’anno, realizzeremo Io sono Mare e come sempre attorno ai libri per bambini organizzeremo mostre, presentazioni, attività laboratoriali, incontri con insegnanti e bibliotecari.

Se si riprendono per mano gli altri tuoi libri, si nota subito che questa è la tua prima storia completamente di finzione, che non ha rimandi (espliciti o impliciti) alla Cristina Portolano “reale”. Com’è lavorare a una storia fantastica, nella quale uno dei protagonisti è un pesce gigante?

[Cristina] Aahah prima di tutto io devo disegnare storie che mi diverte disegnare e un pesce gigante antropomorfo mi divertiva molto! Anche in una storia di finzione, poi, c’è sempre un poco dell’autore. In questo caso io mi sento un pochino Franky e un pochino Mare. Sono due parti della me bambina che nel 1992 scopriva se stessa e si voleva autodeterminare.

Una cosa che invece non stupisce (lo dico in senso positivo), guardando al tuo percorso artistico, è che questo sia un libro impegnato. Quant’è importante educare alle differenze e riflettere sull’identità di genere, in particolare con i tempi che corrono?

[Cristina] L’intenzionalità dell’impegno deve essere messa un momento in secondo piano durante la creazione altrimenti diventerebbe un libro didascalicamente impegnato e non è quello che voglio. Io auspico sempre a disegnare prima di tutto belle storie e non proporre storie impegnate a prescindere.
Su questi temi, con i tempi che corrono, non si riflette mai abbastanza. Io credo ci sia una volontà politica dietro a tutto questo: la pubblicità, l’economia hanno bisogno di ruoli di genere ben definiti e di relegare elementi perturbanti ai margini di una società che, per fortuna, è in un mutamento incredibile!

Io sono Mare fa parte della collana Dino Buzzati, dedicata al fumetto per bambini, che a sua volta fa parte di tutta una serie di iniziative che Canicola rivolge ai lettori del futuro. Penso per esempio all’ormai vecchiotto albo Canicola Bambini o al progetto “Staffette partigiane”. Com’è relazionarsi ai bambini, pubblicare per loro, soprattutto in un mondo in cui si legge sempre meno?

[Edo] Pubblicare libri di ricerca per bambini in un mondo in cui si legge sempre meno è una declinazione della perversione che ti porta a pubblicare quelli per gli adulti. Credo che il numero dieci della nostra rivista libro, più che vecchiotto ormai, sia emblematico. Nel 2010 lo abbiamo pensato come progetto che potesse essere un po’ stimolatore in un momento in cui era evidente che la nostra editoria aveva smesso di interessarsi al fumetto per bambini. La nostra idea è stata quella di chiedere ad autori di fumetti per adulti con un immaginario forte di fare qualcosa. Ci sono stati autori affermati, molto complici e molto generosi che gratuitamente hanno realizzato storie di 30 pagine! Ne è venuto fuori un libro ibrido con produzioni di storie per l’infanzia o attorno all’infanzia, un esperimento che ha dimostrato che una via era possibile, una nuova via di rialzo non stereotipata all’immaginario per i bambini. La rivista è stata premiata con il Boscarato a Treviso, è esaurita in pochi mesi acquistata dai nostri lettori ma anche con un’apertura di persone attratte da una certa gradevolezza e leggerezza visiva complessiva. Da notare che nella cura dei materiali avevamo anche “barato” inserendo una storia di Anete Melece, già prodotta per Kus!, con uno stile sgangherato dove la figura della morte viene mostrata con grande umorismo, e disegni stupefacenti di Brecht Vandenbroucke per miscela cromatica, bizzarria e una sottile cattiveria che ci sembrava non guastare. Dico che è un numero emblematico non solo perché è alla base del nostro progetto di collana Buzzati, che parte da lì ma cerca di essere molto più focalizzato su di un reale target infantile, ma perché quel numero, con quell’approccio visivo e alcuni materiali sembra anticipare anche molte tendenze di certo immaginario disegnato degli anni a seguire.

Com’è invece, per l’autore, parlare ai bambini? Come si guarda a loro, in particolar modo quando si parla di temi così importanti e percepiti come “difficili”?

[Cristina] Ah ancora non so darti una risposta precisa, lo scoprirò facendo i laboratori e presentando ai bambini il libro!

Dal punto di vista editoriale, invece, la prima cosa che salta all’occhio è la decisione di produrre Io sono Mare in Crowdfunding. Non è certo la prima volta che un editore intraprende questa strada, penso per esempio al progetto Radium o alla campagna di qualche anno fa di Fantagraphics. Come avete preso la decisione di intraprendere questa strada?

[Edo] La collana Buzzati è un progetto imprenditoriale pessimo in termini economici. Così come per altri nostri progetti, è importante cercare dei partner economici e culturali per realizzarli. Crediamo che per questa collana sia fondamentale costruire una rete culturale virtuosa interessata a difendere questo progetto, che non vuole essere un’operazione editoriale narcisistica. I primi libri sono stati realizzati anche grazie al supporto del Goethe Institute e dei festival Cotignyork e Uovo Kids. Per il progetto “Dalla parte delle bambine” abbiamo pensato che fosse necessario associare anche una campagna di comunicazione attorno al libro non solo per la raccolta fondi ma soprattutto per un discorso di sensibilizzazione alle tematiche affrontate, e all’esistenza di un progetto come il nostro attorno al fumetto per l’infanzia che per ora è probabilmente conosciuto solo da alcuni addetti ai lavori e qualche lettore attento.

Basta dare una rapida letta, infatti, alla lista di chi già sostiene il progetto per vedere che la faccenda è più complessa di una “semplice prevendita”: tra i finanziatori privati figurano infatti la rivista Frizzifrizzi, gli Asini e ILIT, Treviso Comic Book Festival e Comicon, e soprattutto la Biblioteca Italiana delle Donne. Qual è quindi il ruolo del crowdfunding nella produzione di un libro vero di un editore vero, per così dire?

[Edo] Canicola è un’associazione culturale che da sempre fa attività culturale e promozione dei giovani artisti in maniera sistematica attraverso un progetto editoriale. Noi non siamo “editori veri”, siamo un’associazione che crede possa esistere ancora una editoria di progetto che possa essere “militante” come dicevi, nei modi più svariati. Il crowdfunding come ti dicevo si è dimostrato incisivo come investimento di comunicazione e tessitura di una rete culturale attorno a un modo possibile di fare editoria e promozione alla lettura. Credo poi che sia arrivato il tempo di chiedersi che cosa significhi parlare di “collettivi” e di “autoproduzione”… e del perché i collettivi di autoproduzione non crescano imprenditorialmente, perché solo questo permetterebbe in futuro una reale bibliodiversità editoriale anche nelle librerie oggi presidiate da pochi editori.
Canicola è nata come autoproduzione e continua a sopravvivere come autoproduzione ma con maggiore strutturazione… Canicola è nata come collettivo e continua ad agire come collettivo ma allargato… e forse una certa militanza parte proprio dall’investimento in lavoro e non solo di tante persone che ultimamente e sempre più ci permettono di stare in piedi e che vorrei ringraziare: Raffaele Sorrentino, Chiara Abastanotti, Michele Bolzani, Marta Roverato, Eleonora Deflorio, Ivana Damiano, Serena Monachesi, Debora Mazza, Riccardo Pasqual, Dario Sostegni, Sofia Scroppo, Silvia Stefani.

Pensate di intraprendere questa strada anche in futuro, per altre pubblicazioni?

[Edo] Matteo… intanto speriamo di farcela con questo…

La campagna per il finanziamento di Io sono Mare, quarto albo della collana Dino Buzzati dedicata al fumetto per l’infanzia, si concluderà sabato 14 luglio.

Per contribuire, visita la pagina del progetto “Dalla parte delle bambine” su IdeaGinger.